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    <title>Ci stiamo preparando per il centesimo compleanno.</title>
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    <description>Il 9 marzo 2012 lo Sci Club Courmayeur Monte Bianco compirà cent'anni!&lt;br/&gt;Questa sezione è dedicata alla sua storia e conterrà tutti i ricordi che riusciremo a trovare: vecchi filmati, testimonianze e racconti d'epoca, statistiche e fotografie. Per il momento daremo spazio a questi ricordi in ordine sparso, senza un filo cronologico, fino a quando il materiale potrà essere riordinato in un unico volume commemorativo.</description>
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      <title>Ci stiamo preparando per il centesimo compleanno.</title>
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      <title>Osvaldo Picchiottino allenatore della nazionale femminile</title>
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      <pubDate>Wed, 14 Sep 2011 19:28:15 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.sciclubcourmayeur.com/Sezione_storica/STORIA_DELLO_SCI_CLUB/Entries/2011/9/14_Osvaldo_Picchiottino_allenatore_della_nazionale_femminile_files/doc075small_1.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.sciclubcourmayeur.com/Sezione_storica/STORIA_DELLO_SCI_CLUB/Media/object000_3.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:118px; height:83px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Negli anni ’60 Osvaldo Picchiottino fu allenatore della squadra nazionale femminile di sci alpino.&lt;br/&gt;Nella foto qui sopra vediamo il nostro Osvaldo a Sestrière nel 1961 durante un allenamento con le discesiste della nazionale. Da sinistra a destra si possono riconoscere Giustina Demetz, Istra Schir, Lydia Barbieri, Pia Riva e Erika Fanton. Ai mondiali di Chamonix del 1962, Pia Riva vinse la medaglia d’argento in discesa, arrivando seconda dietro all’austriaca Christl Haas e davanti alla statunitense Barbara Ferries.</description>
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      <title>Il Club dei 100 all'ora</title>
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      <pubDate>Tue, 2 Aug 2011 15:51:11 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.sciclubcourmayeur.com/Sezione_storica/STORIA_DELLO_SCI_CLUB/Entries/2011/8/2_Il_Club_dei_100_allora_files/ferdinando%20valle.small_1.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.sciclubcourmayeur.com/Sezione_storica/STORIA_DELLO_SCI_CLUB/Media/object000_4.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:130px; height:83px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Nel 1959 Gigi Panei fondò a Courmayeur il Club dei 100 all'ora. Ne potevano far parte soltanto gli sciatori jet del KL, il chilometro lanciato. I supervelocisti venivano muniti di un tesserino e di un ambitissimo maglione a righe con lo stemma del KL.&lt;br/&gt;Gli uomini no limits erano pochi e Gigi, che aveva già 45 anni e quindi non era più giovanissimo, scendeva giù in pista a 150 Km/h, una velocità pazzesca per l'epoca, ma che oggi fa quasi tenerezza visto che i moderni sciatori jet riescono ad oltrepassare agevolmente i 250 chilometri orari.&lt;br/&gt;Tra il 1959 e il 1962 Gigi organizzò al Ghiacciaio del Gigante, in collaborazione con la società del Monte Bianco, le gare del chilometro lanciato. La pista di lancio partiva dalle pendici del Monte Flambeau. Su un tratto di cento metri veniva cronometrato il tempo del concorrente per misurare la massima velocità raggiunta.&lt;br/&gt;Nel Club dei 100 all'ora figuravano tra gli altri, oltre allo stesso Gigi, il suo ex allievo Osvaldo Picchiottino (futuro campione di slalom), Piero Viotto, Giorgio Glarey, Diego Gex, Maurizio e Giordano Compagnoni, Francesco Rocca e Lorenzo Paris.&lt;br/&gt;A quei tempi il più veloce raggiunse i 168 Km/h, superando il record di Zeno Colò che nel 1947 sfrecciò sulla neve a 159 Km/h.&lt;br/&gt;(...)&lt;br/&gt;dal libro: Il maestro di Courmayeur, di Antonio Panei (ilmiolibro.it 2010)</description>
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      <title>Richard Pramotton e Matteo Belfrond</title>
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      <pubDate>Mon, 14 Dec 2009 22:29:04 +0100</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.sciclubcourmayeur.com/Sezione_storica/STORIA_DELLO_SCI_CLUB/Entries/2009/12/14_Richard_Pramotton_e_Matteo_Belfrond2_files/n766499447_1069951_8410_1.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.sciclubcourmayeur.com/Sezione_storica/STORIA_DELLO_SCI_CLUB/Media/object000_5.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:125px; height:83px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;La rivista &lt;a href=&quot;http://www.sciaremag.it/&quot;&gt;Sciare Magazine&lt;/a&gt; ci ha gentilmente concesso di pubblicare questo articolo che parla di due grandi gigantisti valdostani, entrambi dello Sci Club Courmayeur. Per inaugurare la pagina dei video storici del nostro Sci Club, abbiamo inserito il filmato della vittoria di Richard Pramotton in Val Badia nel 1986. Lo trovate &lt;a href=&quot;../Storia_in_video/Storia_in_video.html&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Richard Pramotton e i gigantisti valdostani&lt;br/&gt;di MARCO DI MARCO (Direttore di &lt;a href=&quot;http://www.sciaremag.it/&quot;&gt;Sciare Magazine&lt;/a&gt;)  Richard Pramotton ha segnato la storia dello sci italiano grazie alle sue performances ottenute in slalom gigante. In Coppa del Mondo ha saputo vincere quelli più importanti: Adelboden e Alta Badia oltre a quello di Sestriere. Tre successi ottenuti in quella che è stata la sua stagione migliore: 1986/87. Arrivò addirittura al quinto posto nella classifica generale, l’unico ad ottenere tale risultato dopo la Valanga di Thoeni e Gros. Il gigante della Badia è passato alla storia poiché oltre al primo posto ottenuto da Richard, Alberto Tomba e Oswald Toetsch si accomodarono in seconda e terza posizione. Fu un trionfo leggendario. L’atleta dell’Esercito della Valle d’Aosta sapeva affrontare piuttosto bene anche gli slalom e per questo la squadra contava molto su di lui per conquistare la sfera di cristallo, pur consapevole del fatto che sarebbe stato necessario difendersi anche in discesa libera.  Così non fu, anche perché Pramotton, forse più di altri, patì psicologicamente l’arrivo furioso di Alberto Tomba. Il secondo posto ottenuto tra le porte strette a Kranjska Gora alle spalle di Alberto Tomba è tornato alle cronache quest’anno quando Manfred Mölgg e Giorgio Rocca a Garmisch sono riusciti a ottenere una splendida doppietta a distanza di 22 anni. Nell’86 collezionò anche 3 secondi e due terzi posti ed era proprio lui l’ariete più rappresentativo del trio magico Pramotton-Erlacher-Toetsch. Merito anche di Tino Pietrogiovanna e Tullio Gabrielli, i ct della squadra, capaci di creare un team molto affiatato e di grande valore tecnico. Verso gli inizi degli anni novanta un altro gigantista valdostano spuntò fuori con tante promesse: Matteo Belfrond. Un talento puro, uno degli stilisti migliori al mondo tra le porte larghe. Ma si sa che in Coppa conta chi è più veloce e non chi scia meglio e se Matteo fosse riuscito a slegarsi almeno un poco da una posizione sugli sci troppo perfetta, qualche alloro sarebbe arrivato. Invece l’atleta valdostano raccolse un secondo posto nel ’94 a Kranjska Gora alle spalle di Nyberg e un terzo ad Aspen quando vinse l’austriaco Mayer. Ai Mondiali del 93 a Morioka fu il migliore degli italiani in gigante pur lontano dalle medaglie. Pativa un po’ i tracciati veloci e filanti, mentre dava il massimo su quelli più stretti. La sua vera esplosione non c’è mai stata nonostante 8 anni di squadra, perché è sempre stato torturato dal mal di schiena, come a Lillehammer, quando fu costretto a dare forfait nel gigante olimpico. Comunque ha saputo regalarci sprazzi di Grande Sci, come fece Richard Pramotton. L’unico rammarico del gigantismo valdostano è che nessuno è mai riuscito a regalare una medaglia olimpica o mondiale.</description>
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      <title>Auguri ...</title>
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      <pubDate>Thu, 26 Mar 2009 23:13:13 +0100</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.sciclubcourmayeur.com/Sezione_storica/STORIA_DELLO_SCI_CLUB/Entries/2009/3/26_Auguri_..._files/renzino1_1.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.sciclubcourmayeur.com/Sezione_storica/STORIA_DELLO_SCI_CLUB/Media/object002_2.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:111px; height:111px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Caro Sci Club Courmayeur Monte Bianco,&lt;br/&gt;so che stai per compiere cent'anni ed è per questo che ti scrivo questa lettera. Ti volevo ringraziare per avermi insegnato a sciare e per avermi dato la possibilità, in gioventù, di partecipare a delle competizioni di sci.&lt;br/&gt;Non sono diventato un campione, ma ho avuto la possibilità di diventare maestro di sci. Mi ricordo dei miei allenatori che non solo mi hanno insegnato a sciare, ma mi hanno trasmesso la passione per la montagna e ciò mi ha fatto diventare guida alpina.&lt;br/&gt;Mi hai insegnato ad apprezzare la neve, a conoscerla ma allo stesso tempo questa neve mi ha portato a piangere la perdita di un maestro soprattutto amico. Mi hai permesso di scendere dei pendii senza tracce e di passare delle giornate indimenticabili, contornato da un paesaggio unico pieno di luci edi colori.&lt;br/&gt;Con queste poche righe ti volevo dire che noi siamo di passaggio, ma tu continuerai nella storia a trasmettere questi importanti valori anche se in gioventù forse non ci si fa tanto caso. Alcuni diventano campioni, altri diventano maestri di sci, ma tutti hanno potuto apprezzare la maestosità e la meraviglia per aver sciato in un paesaggio incantato, avvolti dal Monte Bianco.&lt;br/&gt;Un grazie di cuore a tutti i maestri di ieri, di oggi e a quelli che verranno.&lt;br/&gt;Auguri caro Sci Club, maestro di sport e di vita.</description>
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      <title>BARDONECCHIA 1950</title>
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      <pubDate>Sun, 28 Dec 2008 17:41:37 +0100</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.sciclubcourmayeur.com/Sezione_storica/STORIA_DELLO_SCI_CLUB/Entries/2008/12/28_BARDONECCHIA_1950_files/DonCirillo_1.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.sciclubcourmayeur.com/Sezione_storica/STORIA_DELLO_SCI_CLUB/Media/object002_3.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:111px; height:119px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Don Cirillo, il parroco di Courmayeur, era un discreto sciatore e non disdegnava dal frequentare di tanto in tanto i campetti, con la sua tenuta da clergyman completa di baschetto nero. Coerentemente con questa sua passione, il parroco aprì una sezione del Centro Sportivo Italiano, una emanazione della Azione Cattolica, ed organizzò nel 1950 una gara di discesa libera di selezione per i campionati nazionali, alla quale mi iscrissi. &lt;br/&gt;La pista prescelta era una di quelle dello Checrouit. Non erano numerosi i partecipanti, ma erano tutti giovani valligiani alcuni dei quali destinati a divenire degli ottimi discesisti. Io non ero certamente all'altezza della maggioranza dei concorrenti, ma mi lanciai comunque giù per la picchiata, sperando negli dei di Olimpia, che non mi salvarono da qualche ruzzolone, ma mi permisero di arrivare comunque al traguardo con un piazzamento però non sufficiente per essere selezionato per i campionati italiani. &lt;br/&gt;Il vincitore Renzo Truchet dovette rinunciare, forse qualcun altro era parimenti impedito, tanto che fui invitato a partecipare ai campionati nazionali di sci del Centro Sportivo Italiano. La partenza era imminente, non c'era tempo per migliorare la mia sciata. Ad Aosta comprai un paio di legni progettati da Giacinto Sertorelli, un valente quanto sfortunato discesista, (medaglia d'argento in discesa ai Campionati del mondo 1936 a Innsbruck ed e nel 1937 à Chamonix), morto schiantato contro un albero durante un discesa di prova per la gara di libera. Gli sci erano di ikori, verniciati a coppale con una doppia nervatura di irrigidimento rossa a pianta triangolare che si protendevano dalla pedana con i vertici verso la punta e la coda. Fui soddisfattissimo dell'acquisto, ma avrei dovuto constatare una volta sui campi di Bardonecchia dove si tennero i campionati, di avere sotto i piedi delle palanche assai rigide, difficili da condurre.&lt;br/&gt;La squadra di Courmayeur, era formata da quattro discesisti, oltre a me, Piero Viotto, Osvaldo Picchiottino e Giuseppe Catellino, destinati ad emergere in campo nazionale e da due fondisti: Gino Mareliati e Romano, del quale non ricordo il cognome. Fummo alloggiati in un edificio che doveva essere stato al tempo del fascismo una colonia della Gioventù Italiana del Littorio, posta nel centro abbastanza prossima alle piste e al campo di pattinaggio. &lt;br/&gt;Al campionato italiano del C.S.I. partecipavano sciatori provenienti da tutte le regioni, con atleti non tutti all'altezza. Le gare alpine comprendevano la discesa libera e lo slalom speciale. Le gare di sci nordico comprendevano fra l'altro una staffetta a quattro frazioni, alla quale non si poteva non partecipare, perché ad essa era abbinato un consistente punteggio che sommato a quello delle alte gare sia alpine che nordiche era valevole per la classifica a squadre. Partecipai alle gare alpine. Nell'ispezionare la pista di discesa libera, quella del Colomion, tracciata quasi integralmente in un bosco di conifere, più larici che abeti, con rampe e tornanti, senza che fossero piazzate porte di direzione, Piero Viotto indicò agli altri del nostro gruppo alcuni tagli praticabili precipitandosi nel bosco dritto per dritto, risparmiando decine e decine di metri di percorso. Per rendere i tagli praticabili, fu giocoforza batterne i tracciati scendendo a scaletta, il rischio era grosso, si dovevano rasentare i tronchi scendendo su un terreno accidentato e neve battuta da noi alla male e peggio, ma il guadagno di tempo, anche con qualche prudenziale frenata a spazzaneve, talmente favorevole da rendere assai probabile la vittoria o almeno un ottimo piazzamento. A condizione che altri concorrenti non scoprissero il trucco sfruttando i nostri tagli, ... a condizione che i responsabili dei tracciati non piazzassero porte di direzione in corrispondenza dei tornanti. &lt;br/&gt;Allora la libera era ancora spesso una vera libera, una partenza ed un traguardo; il percorso ognuno se lo scegliesse. Circolavano aneddoti intorno ad episodi che paiono assurdi; si narrava che Vittorio Chierroni si fosse messo d'accordo con il gestore della slittovia, perché arrestasse l'impianto quando toccava a lui discendere cosa che gli fruttò la vittoria, essendosi precipitato giù rasentando il cavo di traino sulla massima pendenza sulla pista ghiacciata segnata dai pattini dello slittone.&lt;br/&gt;Non ricordo il piazzamento dei miei compagni di squadra, ma furono certo tra i migliori. Io non riuscii ad evitare un ruzzolone nella picchiata finale, ma il peggio fu che la coda di una delle rigide palanche che avevo ai piedi si conficcò nella neve fino alla scarpa e mi occorse un bel po' di tempo per estrarla e riprendere, umiliato, la mia discesa fino al traguardo. Non molto migliore fu la mia prova di slalom.&lt;br/&gt;Partecipai anche ad una delle prove nordiche, la staffetta, Ho già detto che i nostri fondisti erano solo due, ma che la prova di staffetta era importantissima per la classifica a squadre, così fu decisa la partecipazione di Osvaldo Picchiottino e mia. Non avevo mai calzato sci da fondo, ma ero abbastanza allenato a muovermi con sveltezza in montagna, non disponevo evidentemente di scarpe e sci da fondo. Un ragazzo della squadra di Aosta mi prestò un suo paio di sci e relative scarpe, scarpe troppo strette che mi torturarono i piedi per tutta la mia frazione di gara. L'errore principale fu di affidarmi la prima frazione che vedeva schierate un'infinità di squadre. Inesperto fui frenato all'avvio della mia corsa da un caotico convergere verso l'unico tracciato battuto da sciatori più lenti di me, ma più prepotenti. Affannosamente riuscii a risalire verso posizioni meno lontane dalla testa, ma dovevo continuamente uscire dal tracciato per superare “corridori” (si fa per dire) più lenti di me, ma non disposti a cedere il passo, come da regola, a chi sopravveniva più veloce dalle retrovie. All'arrivo non mi parve vero liberare i miei piedi dal morso delle scarpe strette. Il mio sacrificio non fu però vano, risalite posizioni su posizioni dai veri fondisti, il nostro piazzamento fu buono ed ancor migliore quello finale a squadre.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Francesco Rocca&lt;br/&gt;</description>
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      <title>La fondazione</title>
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      <pubDate>Sat, 27 Dec 2008 23:33:50 +0100</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.sciclubcourmayeur.com/Sezione_storica/STORIA_DELLO_SCI_CLUB/Entries/2008/12/27_La_fondazione_files/original_1.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.sciclubcourmayeur.com/Sezione_storica/STORIA_DELLO_SCI_CLUB/Media/object008.png&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:111px; height:158px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Fondato il 9 marzo 1912 con il nome di Sci Club Monte Bianco da un gruppo di appassionati fondisti, sotto la Presidenza dell'allora medico condotto Mario Sincero che fungeva anche da segretario, allenatore, accompagnatore e organizzatore delle varie competizioni, ha vissuto i suoi anni grazie anche all'impegno e la passione di atleti quali i vari Salluard, Brocherel, Pennard, Croux, Hurzeler ed Ottoz, che dovevano proprio alla passione del Dott. Sincero, la loro formazione agonistica.&lt;br/&gt;Il 27 settembre del 1947 il Club si affiliò al neonato Comitato Valdostano F.I.S.I. - A.S.I.V.A. &lt;br/&gt;Il 18 agosto 1956 un gruppo di cittadini appassionati di sci alpino fondò, sempre in Courmayeur, lo Sci Club Courmayeur, che si affiliò all'A.S.I.V.A. il 28 novembre dello stesso anno.&lt;br/&gt;Dalla fusione di questi Club, avvenuta il 26 maggio 1957, prese vita l'attuale Sci Club COURMAYEUR MONTE BIANCO.</description>
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